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6月27日

Il caffè napoletano! Versione due!

Vorrei spiegarvi cos'è il caffè per noi napoletani.... copiando una storiella da un libro di De Crescenzo:

 

«Egregio ingegnere lei ha il dovere di protestare e di spiegare ai suoi superiori che quando un cristiano sente il desiderio di prendere un caffè, non è perché vuole bere un caffè, ma perché ha avvertito il bisogno di entrare di nuovo in contatto con l’umanità, e quindi deve interrompere il lavoro che sta facendo, invitare uno o più colleghi ad andare a prendersi il caffè insieme, camminare al sole fino al bar preferito, vincere una piccola gara con annessa colluttazione per chi offre i suddetti caffè, fare un complimento alla cassiera, due chiacchiere sportive con il barista ed il tutto senza dare alcuna istruzione sul tipo di caffè preferito, dal momento che un vero barista deve già conoscere il gusto del suo cliente. Tutto ciò è rito, è religione, e lei non me lo può sostituire con una macchinetta che da una parte si ingoia le cento lire e dall’altra mi versa un liquido anonimo e inodore! Ma s’immagina lei se adesso per farsi la comunione, invece di andare in chiesa, il Vaticano avesse messo in tutti gli uffici una macchinetta automatica? Il fedele si avvicina, s’inginocchia, mette cento lire e si confessa con un registratore, poi si alza, si inginocchia dall’altra parte, mette un’altra cento lire, ed una mano meccanica gli mette l’ostia in bocca, il tutto dopo aver scelto su di un juke-box incorporato un canto gregoriano o l’Avemaria di Schubert.»

 

Proprio il caffè è stato uno dei primi "disagi" che ho incontrato allontanandomi da Napoli. A parte che fa schifo e te lo danno senza acqua.... ma è l'anonimicità con cui te lo danno che renda la cosa deprimente!!

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Una testimonianza di quanto i Napoletani amino questa bevanda è data dalle numerose canzoni che ne decantano la bontà e ne rappresentano la ritualità nella città nell’arco dell’intera giornata. Basti citare qualche verso:

- da “’O cafè” di Modugno e Pazzaglia


Ah, che bellu ccafè!
Sulo a Napule 'o ssanno fá...
e nisciuno se spiega pecché
è na vera specialitá...
( Ah, che bel caffè/ solo a Napoli lo sanno fare/ e nessuno si spiega il perché/ è una vera specialità)


Pe' bevere 'o ccafè se trova 'a scusa:
Io ll'offro a n'ato e n'ato ll'offre a me...
Nisciuno dice "no" pecché è n'offesa:
só' giá seje tazze e sóngo appena 'e ttre...
( Per bere il caffè si trova una scusa/ io l’offro ad un altro ed un altro l’offre a me/ nessuno dice “no” perché è un’offesa; / sono già sei tazze e sono appena le tre)

 

- da “’a tazza ‘e cafè” di Capaldo e Fassone

Ma cu sti mode, oje Bríggeta,
tazza 'e café parite:
sotto tenite 'o zzuccaro,
e 'ncoppa, amara site...
Ma i' tanto ch'aggi''a vutá,
e tanto ch'aggi''a girá...
ca 'o ddoce 'e sott''a tazza,
fin'a 'mmocca mm'ha da arrivá!...
( Ma con questi modi, o Brigida/ mi sembrate una tazza di caffè/ sotto avete lo zucchero/ ma sopra siete amara…/ Ma io tanto giro/ e tanto giro.. (il cucchiaio)/ finchè il dolce che è sul fondo della tazza/ fino in bocca mi deve arrivare).

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L’autore - attore De Filippo in “Natale in casa Cupiello” del 1931, inserisce una scena nella quale il protagonista, Luca, rimprovera la moglie Concetta che, secondo,lui, non è in gradi preparare un buon caffè:


- da “Natale in casa Cupiello”:
”Concè ti sei immortalata! Che bella schifezza che hai fatto! [  ] Non ti piglià collera Concè. Tu si una donna di casa e sai fare tante cose. Per esempio ‘a frittata c’ ’a cipolla, come la fai tu non la sa fare nessuno. È una pasticceria. Ma ‘o ccaffè non è cosa per te. [  ] Non lo sai fare e non lo vuoi fare, perché vuoi risparmiare. Col caffè non si risparmia. E’ pure la qualità scadente: chisto fete ‘e scarrafune...”.

In “Questi fantasmi”, commedia di Eduardo De Filippo del 1946, c’è una scena dove il protagonista in un lungo monologo, spiega al dirimpettaio come si prepara un buon caffè. Leggete la scena che è veramente “gustosa” ed istruttiva (provare per credere!):

 

PASQUALE (beatamente seduto fuori al balcone di sinistra, ha disposto, davanti a sé, un'altra sedia con sopra una guantiera una piccola macchinetta da caffè napoletana, una tazzina e un piattino. Mentre attende che il caffè sia pronto parla con dirimpettaio prof. Santanna)

A noialtri napoletani, toglierci questo poco di sfogo fuori al balcone... Io, per esempio,; a tutto rinuncierei tranne a questa tazzina di caffè, presa tranquillamente qua, fuori al balcone, dopo quell'oretta di sonno che uno si è fatta dopo mangiato. E me la devo fare io stesso, con mani. Questa è una macchinetta per quattro tazze, ma se ne possono ricavare pure sei, e se le tazze sono piccole pure otto per gli amici... il caffè costa cosi' caro...

(Ascolta, poi) Mia moglie non mi onora queste cose non le capisce. E' molto piu' giovane di me, sapete, e la nuova generazione ha perduto queste abitudini cbe, secondo me, sotto un certo punto di vista sono la poesia della vita; perché, oltre a farvi occupare il tempo, vi danno pure una certa serenità di spirito. Neh, scusate Chi mai potrebbe prepararmi un caffè come me lo preparo io, con lo stesso zelo... con la stessa cura Capirete che, dovendo servire me stesso, seguo le vere esperienze e non trascuro niente... Sul becco... lo vedete il becco?

(Prende la macchinetta in mano e indica il becco della caffettiera) Qua, professore, dove guardate? Questo...

(Ascolta) Vi piace sempre di scherzare.... No, no... scherzate pure... Sul becco io ci metto questo coppitello di carta...

(Lo mostra) Pare niente, questo coppitello ci ha la sua funzione... E gia' perché il fumo denso del primo caffe' che scorre, che poi e il piu carico, non si disperde. Come pure, professo', prima di colare l'acqua, che bisogna farla bollire per tre o quattro minuti, per lo meno, prima di colarla dicevo, nella parte interna della capsula bucherellata, bisogna cospargervi mezzo cucchiaino di polvere appena macinata piccolo segreto! In modo che, nel momento della colata qua, in pieno bollore, gia' si aromatizza per conto suo. Professo' voi pure vi divertite qualche volta, perché, spesso, vi vedo fare al vostro balcone a fare la stessa funzione. (Rimane in ascolto) E io pure. Anzi, siccome, come vi ho detto, mia moglie non collabora, me lo tosto da me...

(Ascolta) Pure voi, professo' ?.... E fate bene... Perché, quella, poi, è la cosa piu difficile: indovinare il punto giusto di cottura, il colore... A manto di monaco..... Color manto di monaco. È una grande soddisfazione ed evito pure di prendermi collera, perché se, per una dannata combinazione, per una mossa sbagliata, sapete... ve scappa 'a mano o' piezz' 'e coppa, s'aunisce a chello 'e sotto, se mmesca posa e ccafè... insomma, viene una zoza ... siccome l'ho fatto con le mie mani e nun m' 'a pozzo piglia' cu nisciuno, mi convinco che è buono e me lo bevo lo stesso.

(II caffè ormai è pronto) Professo', è passato.

(Versa il contenuto della macchinetta nella tazza e si dispone a bere) State servito?... Grazie. (Beve) Caspita, chesto è cafè... (Sentenzia) È ciucculata. Vedete quanto poco ci vuole per rendere felice un uomo: una tazzina presa tranquillamente qui fuori... con un simpatico dirimpettaio... Voi siete simpatico, professo'...

(Seguita a bere) mezza tazzina me la conservo, me la bevo tra una sigaretta l'altra. (Accende la sigaretta. al professore che gli avrà rivolto qualche domanda) Come?.... Non ho capito.

(Rimane in ascolto) Aaah... si', si'... Niente, professo'!